Murales

A guardarli da lontano sembrano parti del paesaggio, nati contemporaneamente a muri e caseggiati. E invece sono dell'89 quando il Comune invita tre artisti siciliani a dipingere alcune pareti della Piazza Sparacio, nel cuore del centro storico. L'abbellimento di prospetti di case era iniziato qualche anno prima con l'intervento degli studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Palermo. Ma è per merito di artisti come Totò Bonanno, Franco Nocera e Mario Bardi che i murales reinventano l'aspetto di parti del tessuto urbano trasfigurando Piazza Sparacio in un teatro di sogni e ricordi.


Murales Prizzi
Nel cuore della Sicilia occidentale, tra le pendici dei Monti Sicani, c’è un paese dalle origini antiche, che si perde all’orizzonte. Terra ambita, attraverso i secoli, da numerosi popoli incanta ancora con le sue alchimie di colori, atmosfere e suggestioni. Prizzi abbraccia un panorama immenso, racconta l’eredità di storie e leggende ancora vive nei vicoli, nelle case in pietra, nelle scalinate percorse come dolci declivi. Qui la natura, l’arte e le tradizioni hanno dipinto, in scenari unici ed affascinanti, sonorità diverse. Chi visita questo scrigno rurale ammira una tavolozza ricca di sfumature ocra, verdi ed azzurre, contempla indimenticabili scorci ricamati tra i pendii delle colline, le ampie pianure e gli specchi d’acqua del bacino poco distante. Una location che non smette mai di stupire anche il turista più esigente, coinvolgendolo in un’esperienza irripetibile, carica di emozioni. Eleganti stradine scolpite nella roccia caratterizzano il centro storico ed, arricchiscono il tessuto cittadino con l’aria severa di un’antica fortezza, ma, allo stesso tempo, creano un paesaggio singolare e suggestivo. Lo sguardo spazia in luoghi dal fascino d’altri tempi, e non può non soffermarsi su Piazza Sparacio, delizioso arredo urbano, dove le antiche viuzze del borgo sposano la modernità di un murales contemporaneo. Una sontuosa macchina scenica, realizzata nel 1989 da tre grandi maestri della pittura siciliana contemporanea quali Mario Bardi, Totò Bonanno e Franco Nocera, e, di recente, rimessa in moto con un restauro open air voluto fortemente dalla fine sensibilità del Sindaco di Prizzi, Antonino Garofalo e dal Rotary Club di Lercara Friddi. Consapevole dell’alta vocazione turistica di un luogo spesso dimenticato, il primo cittadino ha affidato al maestro Franco Nocera, eccezionale artista, attualmente impegnato nella realizzazione di grandi opere per le Diocesi di Sicilia, gli interventi di ripristino, delineando, così, il profilo di un’identità che non vuole perdere la propria memoria storica. Realtà e sogno, fiaba e storia definiscono una scenografia sorprendente negli straordinari effetti cromatici, nella perfetta armonia delle luci e nella fastosità degli eventi narrati. L’immaginario creativo dei tre artisti conduce in un viaggio fuori dal tempo, in uno spazio tattile ed inafferrabile, dove il trionfo di colori puri e festosi rafforza l’effetto decorativo del complesso. L’opera percorre le pareti esterne di tre abitazioni contigue in un racconto unico, dall’intenso lirismo. Da sinistra, Mario Bardi narra i pensieri, i ricordi e perché no, anche i sogni di un gruppo di contadini riuniti nel piccolo spazio di una piazza, in un angolo disegnato tra le vie del borgo. All’ombra di un grande albero, l’artista ritrae i suoi personaggi, come protagonisti di una trama nostalgica, sagome in bianco e nero appoggiate al loro fedele sostegno, avvolti in abiti pesanti, e dagli sguardi sfuggenti. Una vita condivisa, e riportata alla memoria nei frammenti di un crepuscolo, quasi a proteggere l’intimità di amari silenzi. Con precise linee di contorno, Bardi immerge le sue figure in un ampio scenario scarlatto, privo di contrasti chiaroscurali, addolcito da delicate tonalità azzurre, dove l’occhio si perde senza incontrare ostacoli. In basso a destra, con elaborata raffinatezza, dipinge un ricco cesto di frutta, di chiara ispirazione caravaggesca. Tinte felici ed esuberanti formulano l’idea di una sintesi visiva, che non ha l’urgenza di audaci creazioni prospettiche. Con grande partecipazione, Bardi ritrae la dedizione e la dignità di un lavoro faticoso e duro, e il riposo di chi compone un’evidenza narrativa nel ritorno di lontani e dolcissimi respiri, ormai pacificati. Al centro, con geniale invenzione compositiva, Totò Bonanno celebra la vita rurale ed anima i suoi protagonisti, donando loro vita propria. L’artista narra la mietitura di un giorno d’estate. Stesure brillanti in una superficie intrisa di note poetiche. Il maestro ritrae, con deciso tratto pittorico, la semplicità di contadini, dalle camicie bianche e dai chiari copricapi consunti, per proteggersi dal caldo estivo, mentre attendono alle loro fatiche quotidiane. Accanto, una donna, assorta nei suoi pensieri, nei sogni di un tempo, porta con sè una giara….sollievo all’arsura del compagno poco distante. Con immagini nette e definite, Bonanno esalta, in un’immagine semplice ed affascinante, la componente estetica, conferisce alle sue figure forza e plasticità, trasformando l’affresco in un momento di solennità e grandezza che dimostra bene l’umanissima carica dei personaggi. Dal primo piano al fondo, una profondità reale semplifica la densità del discorso iconografico in un ampio respiro cromatico. Un paesaggio tinto di giallo, spruzzato da luminosi riflessi verdi, dialoga con le risonanze interiori di un cielo infinito, e prosegue nella parete vicina, animato dall’incedere di animali affidati completamente all’uomo. Per Bonanno l’immediatezza dei colori e dei suoni non sono soltanto pure qualità del manto pittorico, ma, eventi all’interno di una precisa superficie ed essenza del mondo contadino come qualcosa da immaginare, sentire e toccare. Se Mario Bardi dipinge la malinconia di una vita passata e Totò Bonanno descrive il lavoro dei campi, sulla destra, Franco Nocera tesse la magia di una favola orientale, un oblio onirico dal sapore leggendario, di una ineccepibile purezza formale. L’artista dipinge il silenzio di una notte stellata, in cui i riflessi lunari segnano la consistenza delle forme e, lasciano allo sguardo lo stupore di un’apparizione surreale. Una calda pioggia di stelle in frammenti d’oro compone il mistero di una visione notturna e, accarezza dolcemente una principessa bellissima, venuta, forse, da terre lontane. Nocera la ritrae come una creatura di sogno, una regina lungamente attesa, una dea affascinante dalla chioma fluente e dal volto delicato. I suoi occhi incantano chi le sta di fronte ed, inebriano il viandante con la gioia sublime della giovinezza. L’artista modella una grande icona misteriosa, inafferrabile, vestita di poetiche tonalità oltremare fuse nel blu dello spazio siderale. L’azzurro cessa di essere un colore materico per lasciare il posto all’immaginario. Anche il gatto, in basso, percepisce la straordinaria epifania di un mondo fatato e, si volta stupito verso l’osservatore. Nella parete accanto, Nocera fa danzare brillanti stesure turchesi su un registro cromatico rosso, e qui fa proseguire il suo racconto intimo e segreto. Un principe saraceno, in elaborate vesti orientali, giunge da luoghi in cui l’anima si perde nell’incanto di rari profumi e sete preziose, per rendere omaggio alla sua regina, arrestandosi, interamente rapito, davanti alla sua bellezza di diamante. L’artista dipinge la sua Venere immersa in un sontuoso abito d’oro e, nello sguardo, la proiezione di orizzonti a noi sconosciuti, di suoni interiori di un’essenza indecifrabile. Dietro di lei l’immagine di Prizzi, a memoria delle sue origini e di una vitalità non sopita. L’itinerario pittorico si conclude con un’immagine immediatamente successiva in cui si erge, rigoglioso, un fico a trattenere chi, assorto, accetta senza riserve un incerto destino. Un senso epico e di quiete appare tra la luce e l’ombra, e tra il fogliame, sagome di merli si mescolano tra i fichi e il cielo. Con felice sintesi creativa, i tre artisti hanno saputo coniugare tre stili e tre mondi di specifiche identità, nella sapiente orchestra di forme, luci e colori. Hanno creato un percorso all’interno di un vero spazio estetico, costruendo l’idea straordinaria di un contatto diretto con l’arte e con il desiderio infinito di bellezza.

Silvia Scarpulla

 

Pubblicato il 7 maggio 2014