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Comune di Prizzi
Città Metropolitana di Palermo
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Etimologia della parola Prizzi

Nonostante le secolari indagini oscura resta pure l’etimologia del nome. Nessun fondamento storico e diplomatico può avere la tesi di Milazzo, che, basandosi sulla redazione greca di un diploma del 1136, con il quale Ruggero donava delle terre presso Vicari alla nutrice Adelina, affermò che “Prizzi sorse ed era luogo di rifugio e di difesa, vedetta e posto di guardia fructorion per fare le segnalazioni col fuoco e col fumo ai castelli vicini” e che “la vera e propria funzione di Prizzi nel M.E. era accendere i fuochi, fare del fumo, come segnali ai castelli vicini dell’avvicinarsi del nemico, delle incursioni barbaresche”. L’unica e isolata forma greca “tò pyrìzein” è insostenibile concettualmente, perché mai ci si è sognati nella denominazione di un paese di usare un infinito sostantivato, cioè “il bruciare”. D’altronde la funzione di sistema di segnalazione con fuochi e per di più in vista delle incursioni saracene, sarebbe troppo eccezionale e restrittiva, dal momento che tutti i castelli in posizione elevata ebbero tale funzione, anche se non l’unica. La scelta delle cime montane era dettata prioritariamente dalla difesa, in quanto in posizione isolata, con vie di accesso controllabili e con vista che spaziava lontanissimo e a 360°, ma anche per la salubrità dell’aria, dato il pericolo endemico delle paludi malariche. La stessa funzione nella dislocazione si potrebbe estendere a tutti gli altri siti fortificati, senza che perciò assumessero simili toponimi, a partire da anni lontanissimi dal presidio sulla Montagna dei Cavalli, ma anche, per citare quelli in zone circostanti, dai contemporanei siti sulle rocche di Corleone, Vicari, Castronovo e Cammarata. D’altronde la posizione elevata era adottata oltre che per ragioni difensive.Comprovato che esisteva sulla cima del monte una rocca bizantina, conquistata dagli Arabi, il toponimo Piritis rimanda a forme nominali greche. Se vogliamo proprio insistere sull’area semantica della radice di pir (con resa fonetica bizantina), “fuoco”, il termine ci condurrebbe al greco tardo piritis e al suo accusativo piritin, che indicava “pirite” (cfr. lat. pyrites), ma anche “fabbro”. Non risulta però da riferimenti storici che il territorio fosse rinomato per l’abbondanza di tale minerale, mentre il nome di mestiere appare troppo particolare e circoscritto perché potesse essere assunto a toponimo. Dalla stessa radice fu pure coniato un omofono e omonimo, che oltre a “pirite” o “piretro” denominava anche un genere botanico di “nardo”. Potrebbe trattarsi della graminacea Nardus stricta o erba cervina, pianta erbacea perenne, frequente nei pascoli, con foglie ruvide e pungenti, fusto cespuglioso e spighette violacee. Anche questa ipotesi non è suffragata da prove storiche o ambientali, che ne provino l’abbondante presenza. Più verosimile potrebbe essere invece l’altra soluzione dall’omofono aggettivo greco piritis, “di frumento”, dall’area etimologica di piròs, “frumento”. La soluzione potrebbe essere senz’altro sostenuta dalla sicura e antica vocazione frumentaria del territorio. Tenendo ancora presente la trascrizione fonetica latina Pi(e)rizium-Perisium, rimanderebbe con uguali probabilità alla forma greca Perition, che si collega all’area semantica dell’avverbio perì, nel valore di “intorno” o “assai”. Così potrebbe richiamare un luogo cinto e difeso o nella forma perìtion, un luogo “assai onorato” (cfr. il comparativo latino peritius e il nome peritia). Pertanto alla luce delle nostre conoscenze documentarie si deve concludere che non si può dare una sicura etimologia della denominazione.

Prof.Carmelo Fucarino

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