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Comune di Prizzi
Città Metropolitana di Palermo
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Comune in cifre

DATI GEO-POLITICI: coordinate geografiche 13° 25´ 59” long. E e 37° 43´ lat. N; superficie territoriale interamente montana di 95,03 kmq, classificata di alto rilievo (tipo B, altura, II) e di origine normanna, abitanti 4900 ISTAT 2000. Comprende inoltre: frazione di Filaga (m 828 l.m.) con 250 abitanti, borgo Molara (m 450/975 l.m.) con 38 case sparse, oltre a 299 case sparse con 149 residenti. La frazione di Borgo Portella della Croce (m 491), con una chiesetta e una scuola elementare, è rimasta un progetto di riforma agraria abortito, che non trova ancora una sua utilizzazione insediativa definitiva. Distretto scolastico 49, U.S.L. 54, Arcipretura con quattro parrocchie (Madrice, S. Francesco, S. Giovanni e S. Rosalia), dipendente fin dai tempi del duca Ruggero dall’arcivescovado di Agrigento e con bolla papale 20 maggio 1844 di Gregorio XVI accorpata alla diocesi di Monreale.Distante 83 km circa dal capoluogo Palermo, vi è collegato con l’antica, tortuosa strada statale (SS) 118 Corleonese-Agrigentina (km 98), con la scorrimento veloce Palermo-Agrigento attraverso la SS 188 Centro Occidentale Sicula per  Lercara o attraverso la  malagevole provinciale (SP) 31.Il centro insediativo si adagia sul pendio meridionale del monte omonimo, alto rilievo carbonatico del complesso geologico dei monti Sicani orientali, che svettano con l’alta cima del Monte Cammarata (m 1578). Si stende lungo la direttrice E-O, delimitata a nord da pendii scoscesi a tratti sub-verticali, mentre a sud digrada lievemente a gradoni verso la valle di Magliano. Si trova a un’altitudine dal l.m. che varia dai 966 ai 1045 metri nel punto più alto di Croce d’Arpa ed è fra i nove comuni dell’isola ad oltre 1.000 metri. Si affaccia ad ovest sul profondo vallone che attraversa la contrada Monaci ed è solcato dal fiume Raia, emissario del lago di Prizzi o di Raia, bacino autarchico artificiale imbrifero di circa 20 Km2 costruito nel 1938 per uso irriguo ed idroelettrico, da qualche adibito ad uso potabile per l’approvvigionamento di Caltanissetta. Dalla cima, dove è attiva una stazione meteorologica, di notevole importanza sia per i rilevamenti climatici sia per le rotte aeree, lo sguardo si perde in un profondo panorama sulla fertile valle del Sosio, zona protetta e parco attrezzato, e a nord-est sulla Valle di Vicari, da un dirupo a strapiombo, antemurale difensivo naturale. Il monte di Prizzi si inserisce in una regione con elevate emergenze orografiche, una serie di rilievi collinari ad est, il baluardo a sud delle alte cime di Montagna dei Cavalli (m 1007), Monte d’Indisi (m 1127), e da sfondo le vette della Montagna delle Rose (m 1436) e Montescuro (m 1301).Attraverso il secolare sviluppo storico e le trasformazioni socio-politiche, il paese si è andato strutturando nella tipologia insediativa agraria più caratteristica e diffusa in Sicilia “a borgo compatto”, altrimenti denominato “città-paese”, risultato di un complesso di motivazioni concomitanti. Certamente la persistente e netta frattura tra centro abitativo e periferia è stata accentuata, se non imposta, dalla sua strategica posizione orografica. La tipologia dell’insediamento abitativo nell’aspetto fisico-urbanistico presenta la consueta maglia ortogonale, dominata come elemento urbanistico generatore o “polo d’interesse” dal castrum, cinto di mura, e dall’antico castello fortificato, al centro dell’antica linea dell’abitato. Il nucleo sorse sul margine più alto, oltre che per motivi igienici, data la forte incidenza di malaria ed epidemie endemiche, soprattutto per esigenze militari, nell’insicurezza della campagna, come Vicari, Castronovo e la vertiginosa Caltabellotta. La rocca-presidio era infatti difesa a nord dalla parete verticale di circa 50 metri, da dove godeva di ampia visibilità, ed era di difficile ascesa ad est e sud. Di probabile età bizantina, essa fu sicuramente ripresa come progetto di nucleo fortificato già dal IX secolo nel momento di conquista e di ripopolamento musulmano. Giocò un ruolo preminente l’abbondanza di risorse idriche, nelle sorgenti sparse sia in tutto il circuito alto dell’abitato, sia nei margini pedemontani (sorgenti del Ferro, Roccuzzo, Fontana Grande).Questa antica struttura abitativa corrispose in seguito alle esigenze socio-politiche e difensive del nuovo contesto del latifondo feudale, che convalidò la primitiva emergenza architettonica del castello, ricostruito da Matteo Bonello. Una nuova e definitiva ristrutturazione subì per opera dei Chiaramontani, divenendo fortezza, difesa da mura perimetrali e da un mastio con torre decentrata, residenza del castellano. In questo sistema difensivo emersero due torri, adibite poi come campanili, della chiesa di S. Antonio, allora Madrice, e di quella di S. Anna, e l’altra della chiesa di S. Giorgio, dove fu poi costruita la nuova chiesa Madre. Ai margini estremi del dirupo verticale l’antichissima chiesa di S. Sebastiano, il santo protettore dalla peste, costituì la prima chiesa parrocchiale e la più antica emergenza religiosa.Da questo nucleo abitativo originario, che delimitava il settore centrale della montagna, andarono degradando dal castello, per espansione obbligata nella direttiva est-ovest verso la valle di Magliano, le strade costituite a terrazze dislivellate in linea parallela ed orizzontale ed intersecate da stradine anguste e tortuose: queste linee furono segnate, a cominciare dalla più alta via del Castello, dalle vie S. Antonio, Marcello, Piazza Soprana (oggi via Roma) con il suo sviluppo a gomito verso la ripida salita del SS. Crocifisso. La direttiva orizzontale fu intersecata da sezioni verticali a scalinate, come salita S. Nicolò e da una fitta rete di vicoli e cortili (cortile del Castello, dei Greci). Lo sviluppo fu segnato dalle emergenze ecclesiali di S. Sebastiano, S. Antonio, S. Biagio (poi SS. Crocifisso), S. Nicolò. Negli esigui spazi liberi “i salti altimetrici vengono compensati da scalinate a sviluppo continuo (Salita Matrice) e a sviluppo spezzato (salita S. Nicolò). La sequenza dei vicoli, cortili e anditi di accesso, in­terrotta dalle strutture religiose in senso orizzontale (S. Sebastiano, S. Antonio) e verticale (S. Nicolò, S. Michele), riconduce in termini di adattamento l’individuo all’ambiente”. I diversi elementi dello sviluppo planimetrico, complesso nell’articolazione viaria, e specialmente i cortili, riconducono all’antico impianto di matrice islamica. In questo contesto “la stessa piazza centrale del paese diventava il punto attorno a cui si stringeva l’agglomerazione, in quanto luogo simbolico dove si ottenevano, con difficoltà, lavoro, crediti e contratti. Chi se ne allontanava per troppo tempo diventava un escluso, secondo modalità di comportamento sociale che in gran parte sono ancora oggi operanti”. Ciò era d’obbligo in una struttura urbanistica, che, se traeva i vantaggi della sicurezza e della salubrità dalla sua posizione, d’altra parte fu e rimase tagliata completamente fuori dalla grande rete viaria regionale, sia verso Agrigento, sia verso Palermo.Nell’ultima fase del Cinquecento si verificò un momento di vero boom demografico, che innescò quello edilizio. Ciò si può attribuire alla pace relativa di quegli anni e all’incentivo al ripopolamento dei Villaraut (forse anche la fuga dal territorio donato agli Albanesi?). Le cifre sono sbalorditive per quei tempi se lette nel contesto di un microsistema: dai 1852 abitanti del censimento del 1570, si passò ai 2306 del 1583, ai 3180 del 1653. Intorno al 1561 si sentì la necessità di ricostruire sulla pianta della precedente chiesa dedicata a S. Giorgio l’ampia Madre Chiesa, a tre navate, anche se già nel 1787 si lamentava che fosse “situata in cima del monte, e ne’ confini dell’abitato; ciò che riesce molto incomodo al pubblico, sì per la sua distanza che per l’inaccessibilità, il perché non è punto frequentata da quei cittadini precisamente in tempo d’inverno”. L’espansione edilizia si sviluppò infatti verso le terrazze meridionali, più soleggiate e riparate dalla furtura della tramontana. Al margine sud-est dell’abitato, incrocio viario importante per l’accesso al centro, l’espansione fu segnata dal complesso dei Minori Conventuali. Questi vi costruirono nel 1582 il loro convento e riadattarono, sulla preesistente chiesetta dedicata a S. Rocco, l’ampia navata della chiesa di S. Francesco d’Assisi. Il suo spiazzale innescò il nuovo asse portante di sviluppo con la lunga strada che si apre davanti al suo prospetto e punta verso oriente. Essa diventò paradossalmente da strada la chiazza, la piazza per antonomasia, distinta dalla vecchia piazza soprana, e tale rimase per tutta la storia del paese, fino ad oggi. Essa si configurò come il nuovo punto focale e lungo la sua linea furono costruiti gli edifici più importanti dal Seicento in poi: la casa baronale, il municipio, le carceri, lo zagato, l’ospedale con la sua chiesetta. Trovò la sua prosecuzione, pur se alquanto asimmetrica, nella Via Terrazzo, l’antico tiraz, centro e laboratorio artigianale saraceno della seta, che si sviluppò fino alla chiesetta di Maria SS. delle Grazie, addossata alla rupe a strapiombo, l’estremo punto occidentale. Lo sviluppo verso est culminò con l’emergenza della chiesa di S. Anna, a sud con le chiese del Soccorso e in seguito di S. Giovanni. L’antichissima abbazia di S. Angelo fu riadattata dai Carmelitani, che immisero nella chiesetta il culto della Madonna del Carmine.L’espansione proseguì, di pari passo con l’incremento demografico eccezionale, lungo tutto l’arco del Settecento a ridosso del terreno del convento francescano, verso il monte Calvario e lungo la salita che trovò la nuova emergenza architettonica nella chiesetta di S. Calogero, ad una navata e di pietra a secco. Il limite di espansione orientale fino alla fine dell’Ottocento fu segnato dalla Via Mercadante a ridosso dell’antico camposanto. Con la costruzione del nuovo cimitero la zona esterna si mantenne come discarica pubblica, una parte fu adibita alla ricorrenza della grande fiera di animali di metà settembre e a fossa della neve. L’espansione proseguì verso l’assolato sud, mentre solo in epoca recente si completò l’urbanizzazione del quartiere S. Rosalia e si creò la nuova direttrice di sviluppo lungo il raccordo stradale verso contrada Cerasella.

Prof.Carmelo Fucarino

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